Job hopping, che passione!

Tutti conoscono almeno un campione di job hopping, se non lo conosci, potresti essere proprio tu.

Se hai dai 20 ai 40 anni, sei attivo su LinkedIn, valuti sempre nuove proposte lavorative ma non le ricerchi attivamente perché “non è che stia male nella mia azienda, anzi mi trovo bene con i colleghi e mi pagano piuttosto bene, ma c’è sempre un margine di miglioramento, no? Sì insomma, se si presenta un’opportunità interessante non dico di no, valuto sempre un cambiamento.” 

Generalmente a questa affermazione segue la domanda del recruiter “cosa intende per interessante?

Mah, qualcosa di stimolante”.

Cos’è il Job hopping? 

Non è altro che la tendenza a saltare da un posto di lavoro all’altro, in media ogni 2 anni. 

Un trend tipico dei Millennials (o generazione Y), cioè i nati tra il 1980 e il 1995, e ancor di più della Generazione Z, cioè i nati tra il 1995 e il 2010. Infatti, secondo una ricerca di Deloitte il 43% dei Millennials si dice propenso all’idea di cambiare lavoro ogni due anni, mentre lo stesso dato per la generazione Z sale al 61%.  

Una definizione che è cambiata nel tempo

Il fenomeno del job hopping, inizialmente indicava qualcuno che cambiava lavoro “troppo frequentemente”. Oggi la definizione di quel “troppo frequentemente” è mutata. Fino a dieci anni fa una persona che aveva alle spalle due esperienze lavorative negli ultimi cinque anni era un job hopper. Ora non è raro vedere candidati con 4 esperienze lavorative in un solo lustro. Questo rappresenta un enigma per un datore di lavoro in cerca di un nuovo impiegato. Se si eliminano i job hopper, la platea tra cui scegliere si impoverirà drammaticamente. Questo per dire che é un fenomeno che se prima aveva un’accezione decisamente negativa, oggi non solo rappresenta una sorta di normalità, ma soprattutto è un fenomeno che rispecchia i profondi cambiamenti che hanno attraversato il mondo del lavoro negli ultimi anni.

job-hopping

Ma perché saltellare da un’azienda all’altra?

Ricerca di coinvolgimento e stimoli: solo il 30% dei giovani si sente legato emotivamente (engaged) alla propria realtà lavorativa, mentre il 55% prova disaffezione verso la propria occupazione.

Soldi: la retribuzione saltando da una realtà aziendale può raggiungere un incremento pari al 30%.

Carriera rapida: i figli della generazione Y e Z ritengono infatti che gli scatti di carriera interni all’azienda non permettano un incremento retributivo e una crescita professionale tanto rapida. 

Perchè il job hopping oggi?

Work-life balance: l’80% dei millenials considerano soprattutto l’impatto che il ruolo può avere sulla propria work-life balance, contro il 62% dei lavoratori di altre generazioni.

Se prima si riteneva che il concetto di lavoro fosse l’estremo opposto di quello di piacere, oggi il bilanciamento tra vita professionale e privata diviene centrale. Il lavoratore è alla ricerca di un equilibrio qualitativamente migliore tra queste due dimensioni.

Employability: ovvero la spendibilità delle proprie competenze trasversali e tecniche nel mondo del lavoro. Che si traduce nella capacità di mantenere un lavoro nel tempo e disporre della possibilità di cambiare ruolo facilmente. 

La tecnologia. Quella che ha rivoluzionato non solo il mondo del lavoro ma anche quello del recruiting. Un tempo cambiare lavoro era un processo molto più macchinoso, che faceva sì che la soglia di discomfort da raggiungere prima di cambiare impiego fosse più alta. Cambiare lavoro era una spina nel fianco. Le cose oggi sono diverse. È il lavoro che, in qualche modo, arriva al candidato. La ricerca di un nuovo lavoro è significativamente più semplice rispetto a dieci o venti anni fa.

Come è visto il fenomeno job hopping dalle aziende?

Il job hopper comporta per l’azienda due questioni, una di tipo economico ed una personale. Da un punto di vista economico qualcuno che lascia il lavoro dopo un breve periodo di tempo può costare all’azienda un dispendio economico maggiore. Come regola, un nuovo assunto inizia a diventare “produttivo” dopo circa sei mesi. In quest’ottica, una persona che lascia il proprio lavoro dopo un anno è stata produttiva per un breve periodo di tempo. Da questo punto un datore di lavoro può avanzare delle perplessità se si ritrova a valutare un curriculum con una serie di esperienze lavorative molto brevi.

Da un punto di vista personale, molti datori di lavoro possono reputare un job hopper poco affidabile.