Covid-19 e cassa integrazione: uno strumento messo in campo dal governo per far fronte all’emergenza. È arrivato il lockdown: STOP a tutte le attività non essenziali, eccezion fatta per chi può lavorare in Home Office (o Smart Working, che dir si voglia). Queste le misure stringenti del governo italiano per far fronte al CoVid-19, adottate a partire dall’entrata in vigore del DPCM del 22 marzo.

La salute prima di tutto, ma la spesa come la pago se non lavoro?

Per questo il governo ha pensato a diverse misure per aiutare le imprese ad arginare i danni di un’emergenza di questo tipo.

Se sei un lavoratore dipendente la tua impresa può beneficiare della Cassa Integrazione (CIG), adattata all’emergenza Coronavirus.

 

Covid-19 e Cassa Integrazione: di quest’ultima si parla molto in questi giorni, ma sappiamo realmente cos’è? 

È un ammortizzatore sociale finalizzato a sostenere economicamente la retribuzione dei lavoratori di imprese che si trovano in determinate situazioni di difficoltà, a fronte delle quali richiedono una riduzione o una sospensione del rapporto di lavoro. 

Se vuoi maggiori informazioni ne abbiamo parlato in maniera più dettagliata qui  >>

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Come funziona la cassa integrazione nel caso del COVID-19?

Il governo ha provveduto a stabilire misure che supportino i lavoratori in questa emergenza, nello specifico:

  • adattamento della Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO). (Clicca qui per saperne di più).
    È prevista l’estensione dei termini della CIGO alle aziende che stanno già utilizzando trattamenti di integrazione straordinari, alle aziende con più di 5 dipendenti e a quelle utilizzano assegni di solidarietà;
  • CIG in deroga.
    È previsto il sostegno di aziende non coperte dalle misure precedenti, sostenendo così imprese con meno di 5 dipendenti.

 

Per quanto tempo posso usufruire della CIG?

La durata massima consentita è di 9 settimane consecutive.

 

Quando è possibile fare domanda?

La domanda può essere presentata per periodi che decorrono dal 23 febbraio al 31 agosto 2020.

 

Come fare domanda?

Secondo le consuete modalità telematiche utilizzando la causale “COVID-19 nazionale

L’azienda deve presentare in allegato l’elenco dei lavoratori beneficiari.
Se un’azienda sta attualmente beneficiando di un ammortizzatore sociale differente, quest’ultimo verrà sospeso per il periodo dell’integrazione salariale per l’emergenza nazionale.

 

Semplificazioni per accesso agevolato.

Il DPCM in vigore dal 22 marzo prevede semplificazioni per agevolare l’accesso alla Cassa Integrazione legate all’emergenza del coronavirus:

  • erogazione facilitata: il datore di lavoro non ha l’obbligo di comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa per far sì che i dipendenti ne usufruiscano;
  • anzianità: non è necessario aver maturato 90 giorni di effettivo lavoro (è sufficiente essere dipendente alla data del 23 febbraio).

 

Chi può richiederla?

Possono avanzare la richiesta:

  • imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
  • imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
  • aziende addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
  • imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  • aziende produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  • imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
  • aziende addette all’armamento ferroviario;
  • imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
  • imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini.

 

Oltre alle aziende, possono usufruirne le seguenti cooperative:

  • cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione di quelle elencate dal Decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602.

 

 

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