Hai superato i primi step del processo di selezione del personale: lo screening dei CV e l’intervista telefonica.
Ora è il momento di affrontare il primo colloquio, che può realizzarsi in presenza oppure online. Poco importa! L’intento resta lo stesso: capire se procedere l’iter di selezione. Le domande più frequenti sono ormai note, ma cosa vogliono sentirsi dire i recruiter? E cosa evitare di dire durante un colloquio di lavoro ?

Intanto le chiedo di parlarmi di lei

Cosa dire? è importante essere sintetici, ma allo stesso tempo esaustivi.
È opportuno raccontare in ordine cronologico il proprio percorso formativo e professionale. È bene descrivere le tappe principali in modo da mettere in luce le informazioni coerenti con la posizione per cui ci si candida. La parte conclusiva è idealmente la presentazione del motivo della propria candidatura.

Cosa evitare? Rispondere a una domanda con un’altra domanda, del tipo “cosa vuole sapere?” o “da dove parto?”. Allo stesso tempo è bene evitare di inserire nel discorso informazioni non interessanti e non coerenti rispetto alla posizione per cui ci si candida.

Cosa ritiene di saper fare meglio?

Cosa dire? Il recruiter vuole conoscere i punti di forza del candidato, si riferisce perciò alle competenze tecniche e trasversali. È bene esporre quelle che si sono acquisite e maggiormente consolidate nel corso delle proprie esperienze formative/lavorative.

Cosa evitare? Raccontare di essere un “tuttotologo” e un “nullologo” (nei casi di profili junior). In altri termini, dire di saper fare tutto o di non saper fare niente può sortire lo stesso effetto: assolutamente negativo.

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Quale tipo di azienda e quale tipo di lavoro sta cercando?

Cosa dire? Il recruiter vuole capire se il candidato ha le idee chiare e preferenze rispetto a settore, dimensioni e struttura dell’azienda ideale, insieme a ruolo e mansioni. Se non ha preferenze specifiche, per lo meno saprà indicare cosa assolutamente non vuole. Ad esempio, potrebbe indicare quelle tipologie di contratto che esclude assolutamente a priori.
Struttura, ruoli e mansioni sono diversi a seconda dell’azienda. Lavorare all’interno di un’azienda familiare è molto diverso dal ricoprire un ruolo simile in una multinazionale. Un ulteriore elemento di valutazione è il mercato di riferimento cioè se l’azienda si rivolge ad un mercato prettamente italiano o estero. I nostri valori e le nostre caratteristiche personali in relazione al percorso formativo e/o professionale che abbiamo svolto ci spingono a preferire un contesto piuttosto che un altro. Il ruolo e le mansioni, le prospettive di crescita, sono fondamentali perché avere chiarezza su cosa si vuole fare e su quali competenze si punta ad acquisire o a consolidare, è parte della visione che ciascuno ha di sé quale attuale o futuro professionista.
Altri aspetti che possono essere importanti sono il luogo e l’orario di lavoro. In relazione alle proprie esigenze (per es. famiglia, mezzi di trasporto) questi due elementi possono essere delle discriminanti rispetto ad una scelta lavorativa.

Cosa evitare? Siamo un po’ sulla linea del tuttologo, se non peggio. Bisogna evitare di dire “va bene qualsiasi cosa”. Ma non solo di dire, l’errore è di pensare che possa andare tutto bene. Bisogna avere a monte le idee chiare su ciò che effettivamente non si sarebbe disposti ad accettare. Si rischia di portare avanti un processo di selezione che poi si blocca in qualche fase perché non analizzato in precedenza. Avere le idee chiare è un punto di partenza per concentrare risorse ed energie verso una posizione congrua con le proprie esigenze.

Cosa la spinge a valutare un cambiamento?

Cosa dire? Mettere in evidenza verso cosa si sta cercando. Esporre la direzione verso la quale si vuole andare in termini professionali, tale da essere considerata opportunità di miglioramento.
Cosa evitare? Non soffermarsi sugli eventuali aspetti negativi dell’attuale e/o precedenti esperienze di lavoro. A che pro?

Quali sono le sue caratteristiche fondamentali, si descriva utilizzando pregi e difetti.

Cosa dire? In maniera onesta e mirata, mettere in risalto le caratteristiche positive in linea con la posizione e l’azienda e le proprie aree di miglioramento sulle quali evidenziare le strategie che si utilizzano per superarle.
Cosa evitare? Non essere consapevoli di quali siano, descrivere solo aspetti positivi o solo aspetti negativi. Oppure, elencarli entrambi ma non esporre eventuali soluzioni rispetto a quelli negativi.

Quali sono i suoi obiettivi di medio/lungo termine? Come si vede fra cinque anni?

Cosa dire? Si tratta di esporre in modo chiaro cosa ci si è prefissati di ottenere/raggiungere e con quale percorso o mezzi.
Cosa evitare? Evitare di essere vaghi e di non avere una visione del proprio futuro. Perseguire una strada e sapere qual è l’intermedio punto di approdo è fondamentale per costruire la propria carriera lavorativa.

Qual è il suo attuale inquadramento e quale la sua aspettativa economica?

Cosa dire? Conoscere il proprio contratto di lavoro. Nello specifico, il livello e CCNL di riferimento, eventuali benefit e voci aggiuntive in busta paga rispetto alla paga base. Avere un’idea chiara sull’aspettativa economica, quantificare un eventuale miglioramento in base alle conoscenze che si hanno dell’offerta di lavoro.
Cosa evitare? Evitare di non analizzare bene tutti gli aspetti per definire una reale aspettativa economica: cambiare idea in una fase successiva rende l’iter più soggetto ad insuccesso. Meglio sapere prima per quale cifra valga la pena cambiare piuttosto che attendere offerte non congrue con quanto desiderato.