Flessibilità, flessibilità e ancora flessibilità. Su Linkedin il termine flessibilità se intesa come flessibilità lavorativa impazza.
Mai come in questo periodo il termine declinato al lavoro, così come “Smart Working“, trova spazio nei dibattiti degli italiani (il cui mondo del lavoro non è notoriamente definito flessibile).
Il cuore del concetto di flessibilità è la restituzione al lavoratore di una parte della propria autonomia. Ma di che autonomia si tratta?

Che cos’è davvero la flessibilità lavorativa?

È la capacità di un’organizzazione di configurare rapidamente le proprie risorse e attività in risposta alle richieste ambientali e ai cambiamenti del contesto.

Ci sono diversi tipi di “flessibilità lavorativa”: vediamo quali

In base al contesto di riferimento e agli attori coinvolti, Michael Cusumano, professore emerito alla Sloan MIT Sloan School of Management, distingue tre fondamentali tipi di flessibilità:

  • Flessibilità Retributiva: è l’adattamento della retribuzione in base a parametri relativi alla performance lavorativa, definiti insieme al datore di lavoro.
    Agisce sul processo di valorizzazione della performance.
  • Flessibilità Organizzativa: è la capacità di adattamento dell’organizzazione ai cambiamenti del contesto.
    Agisce sul ripensamento della strutturazione dell’intero processo lavorativo.
  • Flessibilità Lavorativa: è la possibilità del lavoratore di intervenire sulla scelta autonoma dello spazio fisico e del tempo da impiegare nelle attività lavorative, in base alle proprie esigenze personali.

Cosa implica la flessibilità del lavoro?

La libertà del lavoratore di scegliere autonomamente come organizzare il proprio lavoro per raggiungere gli obiettivi prefissati implica diversi aspetti. A questo proposito, Kristen Shockley, nota psicologa americana, distingue tre dimensioni della flessibilità lavorativa: How, Flextime e Flexplace.

How

È relativa alla libertà di scelta delle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, coerentemente alla tipologia di contratto stipulato.

Flextime

È relativa alla libertà di gestione del timing di lavoro.

Flexitime

 Il lavoratore può distribuire le ore nell’arco della giornata come preferisce, a patto di coprire l’ammontare quotidiano di ore stabilito nel contratto stipulato.

Compressed working weeks

Il lavoratore ha la possibilità di distribuire le ore durante la settimana come preferisce, anche in modo da lavorare un numero ridotto di giorni, purché sia ricoperto l’ammontare settimanale pattuito.

flessibilità-lavorativa

Annualised hours.

Il lavoratore può stabilire in quali ore svolgere l’attività lavorativa, distribuendole in modo da raggiungere l’ammontare di ore annuali lavorative stabilite secondo il contratto stipulato.
Qual è il vantaggio per le imprese? Economicamente è una opzione vantaggiosa, perché consente di ridurre drasticamente i costi legati al pagamento degli straordinari. Soprattutto per chi opera in settori soggetti a elevate oscillazioni stagionali della domanda, concedendo principalmente la flessibilità nei periodi in cui l’attività lavorativa necessaria è bassa.

Term-time working

il lavoratore è un genitore che lavora esclusivamente durante le ore in cui il/la figlio/a è a scuola.

Part-time

il lavoratore, che svolge un numero di ore lavorative annuali inferiori a quelle di un lavoratore full-time, ha discrezionalità in merito alla distribuzione delle ore. 
In che modo distribuisce le ore un lavoratore part-time? In base al contratto stipulato le opzioni sono: lavorare più ore al giorno per meno giorni (quindi coprire le ore in un numero di giorni lavorativi inferiori rispetto alla settimana lavorativa di un lavoratore full-time comparabile); lavorare meno ore al giorno per l’intera settimana lavorativa (quindi rispetto a un lavoratore full-time lavora un numero inferiore di ore giornaliere, distribuite sullo stesso numero di giorni lavorativi settimanali); lavorare full-time per un dato periodo di tempo, in alternanza a un periodo di pausa dal lavoro; combinare due tra i due metodi suddetti.

Job sharing

due o più dipendenti svolgono l’attività lavorativa per un totale di ore comune, pari alle ore di lavoro di un solo dipendente full-time. In altre parole, i lavoratori dividono l’ammontare di ore lavorative in base ai compiti da svolgere e in proporzione alle ore lavorate ciascuno ottiene una retribuzione ed eventuali benefit. Questa tipologia di flessibilità necessita di un’ottima comunicazione tra i lavoratori coinvolti, nonché di una definizione ben chiara e strutturata dei ruoli e dei compiti da svolgere.

Career breaks

il lavoratore decide di interrompere la propria attività lavorativa per un periodo di tempo determinato, a causa della necessità di dedicare il proprio tempo allo sviluppo della propria crescita professionale o per motivazioni personali.

Zero hours contract

il lavoratore non dispone di un ammontare di ore lavorative mensili definito da dover rispettare, ma si rende disponibile allo svolgimento della prestazione lavorativa qualora il datore di lavoro dovesse richiederlo.

Flexplace

È relativa alla libertà di scelta degli spazi entro cui lavorare.

  • Mobile working: il lavoratore può lavorare al di fuori della sede aziendale grazie ad appositi strumenti tecnologici. Potenzialmente può lavorare dove vuole, salvo disposizioni specifiche nel contratto stipulato.
  • Working from satellite offices: il lavoratore svolge la propria attività lavorativa in uno o più uffici diversi dall’ufficio della propria sede aziendale di riferimento. Generalmente si tratta di filiali, in funzione di una maggior comodità del lavoratore stesso e/o di un cliente.
  • Working from neighbourhood work center: il lavoratore svolge la propria attività al di fuori dell’ufficio convenzionale, ad esempio in spazi di co-working (per approfondimenti clicca qui).
  • Working as virtual teams: il lavoratore fa parte di un team virtuale, generalmente poiché i membri vivono in luoghi geograficamente distanti tra loro. Anche in questo caso, può scegliere di lavorare dove vuole, salvo disposizioni specifiche nel contratto stipulato.
  • Postazioni condivise: due o più colleghi condividono una o più scrivanie, utilizzandole in momenti diversi. Generalmente, si verifica quando i lavoratori coinvolti non sono soliti essere in ufficio in contemporanea.
  • Activity Based Workplace: il lavoratore sceglie il luogo in cui lavorare in base alla mansione che deve svolgere in un dato arco di tempo.

 

Fonti

Cusumano M. A., Fine C. H., Suarez F. F. (1991). Flexibility and performance: a literature critique and strategic framework. MIT Sloan School.
Hill, J.W.J., Grzywacz, J.G., Allen, S., Blanchard. V.L., Matz-Costa, C. and Shukin, S. (2008).” Defining and conceptualizing workplace flexibility”. Community, Work & Family
Shockley K. M. & Allen D. T. (2007). When flexibility helps: another look at the availability of flexible work arrangements and work-family conflict. Journal of Vocational Behavior